Testo I:
Tutte le grandi civiltà sono tramontate, perché la razza originaria che le aveva create è morta per la contaminazione del suo sangue.
La conservazione della razza sottostà alla ferrea legge della necessità e del diritto alla supremazia dei migliori e dei più forti.
Colui, che vuole vivere deve quindi lottare, e chi non vuole prendere parte alla battaglia in questo mondo di eterni contrasti, non merita la vita.
NON MERITA LA VITA
NON MERITA LA VITA
Testo II:
È possibile che un malato di mente abbia ancora in determinate circostanze, una qualche consapevolezza della vita, come d’altronde avviene per qualsiasi essere vivente.
Ma dobbiamo chiederli, se la vita dei malati di mente e degli storpi incurabili sia ancora degna di essere vissuta.
Come ho avuto modo di vedere io stesso, il malato di mente senza speranza è, agli occhi di un soggetto psichicamente sano, una creatura gravemente sofferente e irrimediabilmente perduta, solo un misero residuo di ciò che era un essere umano.
La vita del malato è per lui stesso, per l’ambiente circostante e per i suoi congiunti, priva di scopo, ormai solo una pena e una sofferenza.
Testo I:
Tutte le grandi civiltà sono tramontate, perché la razza originaria che le aveva create è morta per la contaminazione del suo sangue.
La conservazione della razza sottostà alla ferrea legge della necessità e del diritto alla supremazia dei migliori e dei più forti.
Colui, che vuole vivere deve quindi lottare, e chi non vuole prendere parte alla battaglia in questo mondo di eterni contrasti, non merita la vita.
NON MERITA LA VITA
NON MERITA LA VITA
Testo II:
È possibile che un malato di mente abbia ancora in determinate circostanze, una qualche consapevolezza della vita, come d’altronde avviene per qualsiasi essere vivente.
Ma dobbiamo chiederli, se la vita dei malati di mente e degli storpi incurabili sia ancora degna di essere vissuta.
Come ho avuto modo di vedere io stesso, il malato di mente senza speranza è, agli occhi di un soggetto psichicamente sano, una creatura gravemente sofferente e irrimediabilmente perduta, solo un misero residuo di ciò che era un essere umano.
La vita del malato è per lui stesso, per l’ambiente circostante e per i suoi congiunti, priva di scopo, ormai solo una pena e una sofferenza.
Sonntag, 18. Mai 2008
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